Questa casa a Porto appartiene a quella categoria rara di interni che sembrano essersi formati lentamente. Non è il risultato di un unico progetto decorativo. È piuttosto una sovrapposizione di architettura, arte, mobili e oggetti scelti nel tempo.
La casa risale al 1925 e si sviluppa su tre piani, per 307 mq. La ristrutturazione del 2013, firmata dall’architetto Pedro Abranches Vasconcelos, ha conservato molti elementi originali. Pavimenti in legno, scale, porte e dettagli d’epoca sono rimasti parte del progetto. Accanto a loro sono arrivati interventi più contemporanei, senza cancellare il carattere iniziale.
Il risultato è interessante proprio perché non cerca l’uniformità. Ogni stanza sembra avere una propria voce. Cambiano i colori, gli arredi e perfino il ritmo degli spazi. Eppure la casa resta coerente.
Molto dipende dai mobili. Ci sono pezzi di design del Novecento, arredi scandinavi, lampade vintage e oggetti raccolti negli anni. Alcuni elementi sembrano quasi appartenere da sempre alla casa. Altri creano contrasti più netti. La grande libreria in legno, per esempio, diventa una vera architettura nella stanza. In un altro ambiente, invece, una poltrona color senape basta a scaldare una parete grigio chiaro.
Anche il colore viene usato senza timore. Il verde avvolge la sala da pranzo e prosegue fino al soffitto. Il rosso compare sulle porte e all’interno della libreria. In altri ambienti arrivano grigi polverosi, rosa tenui e toni più caldi del legno. Non c’è una palette rigida. Ci sono piuttosto colori che cambiano con la luce e con la funzione delle stanze.
La cucina è stretta e molto semplice. Qui il nero della pietra di lousa, tipica del nord del Portogallo, incontra il marmo e il legno. Le grandi finestre, però, cambiano completamente la percezione dello spazio. La vista sul verde entra nella stanza e diventa quasi parte dell’arredo.
Al piano superiore la casa cambia ancora carattere. Due vecchie camere sono state unite per creare una grande suite affacciata sul giardino. Il soffitto sale in altezza e lascia a vista la struttura del tetto. Una scala conduce inoltre a un piccolo spazio sopraelevato, ricavato dove un tempo si trovava un lucernario. È un luogo pensato per leggere, ascoltare musica e isolarsi dal resto della casa.
Poi c’è il giardino. Si trova sul lato sud e accompagna molti degli ambienti principali. Le finestre alte lo incorniciano continuamente. Un acero giapponese cambia colore durante l’anno e porta all’interno una presenza vegetale molto forte.
È forse questo il dettaglio che racconta meglio la casa. Qui nulla sembra scelto per completare rapidamente un’immagine. Architettura, mobili e oggetti hanno avuto il tempo di trovare il proprio posto. Ed è proprio questa lentezza a renderla così personale.
Source: fantasticfrank.com























