A prima vista sono le finestre ad arco, le colonne e i soffitti alti a definire questo loft a Tribeca. Poi lo sguardo si sposta. Sulla poltrona rossa, sul divano verde petrolio, sui libri accatastati, sulle opere appoggiate alle pareti e su una libreria che sembra cresciuta insieme alla casa. È lì che l’architettura di Tribeca smette di essere protagonista e diventa lo sfondo di un interno molto più personale.
Il grande soggiorno non cerca l’effetto loft industriale. Niente mattoni a vista usati come decorazione, né una palette costruita attorno al nero. Il bianco lascia spazio ai mobili e all’arte. Le sedute non appartengono alla stessa famiglia. I materiali cambiano. Anche le proporzioni. E proprio questa libertà tiene insieme l’ambiente.
La casa appartiene a una creative director e designer. Si percepisce subito. Non tanto per la presenza di oggetti importanti, quanto per il modo in cui convivono. Tra gli arredi compaiono pezzi di Gerrit Rietveld e Sori Yanagi. Ci sono inoltre sculture luminose di Marrow Project. Eppure nulla sembra esposto come in una galleria.
Nel soggiorno il divano segue la parete finestrata e costruisce una zona raccolta dentro uno spazio enorme. Davanti, tavoli bassi e sedute molto diverse formano una composizione libera. Il rosso ritorna in più punti. Il verde profondo del divano introduce invece una nota più calma. Legno, tessuti e superfici materiche impediscono al bianco di diventare freddo.
Anche la disposizione degli oggetti evita ogni simmetria troppo studiata. Libri impilati, piccoli lavori, ceramiche e pezzi scultorei occupano tavoli e davanzali. Alcune opere sono appoggiate. Altre sono sospese. Persino gli elementi più insoliti sembrano aver trovato il loro posto poco alla volta.
La libreria racconta bene questo modo di abitare. È grande, scura e completamente piena. Una scala in legno permette di raggiungere i ripiani più alti. Accanto compare una poltrona in velluto rosso. Non è una libreria creata per riempire una parete. È chiaramente una parte vissuta della casa.
In altri ambienti il tono cambia. La camera da letto è quasi essenziale. Il letto basso, la biancheria color terracotta e pochi arredi lasciano respirare l’architettura. In un angolo, una seduta dalle forme morbide riceve tutta la luce della finestra. Dopo l’abbondanza visiva del soggiorno, questa stanza funziona quasi come una pausa.
Anche cucina e zona pranzo restano semplici. Qui tornano il bianco, il legno e poche note calde. Le colonne storiche e le grandi aperture continuano però a ricordare che siamo dentro un edificio con una forte identità. Non occorre aggiungere molto.
Un loft a Tribeca potrebbe facilmente trasformarsi in una collezione di cliché industriali. Mattoni a vista, metallo nero, pelle e grandi lampade. Qui accade l’opposto. Gli elementi architettonici esistenti vengono lasciati parlare, mentre l’arredo segue interessi personali.
Arte, design del Novecento, libri e oggetti trovati nel tempo costruiscono così un interno difficile da classificare. Ed è proprio questo a renderlo convincente. Non sembra progettato per assomigliare a un loft newyorkese. Sembra semplicemente la casa di chi lo abita.
Source: plumguide.com


















